Samuele Bersani, un uomo pieno di sorprese: foto e reportage dall’incontro di Torino
Posted on 07. Oct, 2009 by Gio in Lifestyle, Musica
Alle 5 la piccola sala della Fnac di via Roma a Torino è già piena di gente. Un equilibrato testa a testa tra uomini e donne. Dalla folla non pare proprio di stare aspettando un cantautore che la critica e il pubblico definisce “di nicchia“.
Samuele Bersani, 39 anni, sta girando l’Italia per promuovere il suo disco, Manifesto Abusivo, in vendita dal 2 ottobre. Dopo 3 anni di fermo dopo l‘Aldiquà, il cantante romagnolo torna con un album considerato tra i migliori in questo 2009 che ormai volge al termine.
Arriva con un paio di Rayban scuri, vestito alla Dylan Dog, meno la camicia rossa. E’ febbricitante, ma non perde la sua verve. Perché Samuele Bersani, per quanto se ne dica, è allegro, simpatico e cordiale. Uno alla mano e disponibile, uno che sa cosa vuol dire stare su un palco, per poi scenderne quando è il momento. Strappa risate scroscianti senza fatica, racconta di sè senza remore, e lo fa con leggerezza.
Non è permessa un intervista face to face, ma sono ben accette le domande dal pubblico. Così, viene fuori che, dopo un immotivato fermo di mesi dalla fine effettiva dell’ultimo lavoro (”I discografici mi hanno detto che a Marzo uscivano i dischi di quelli di Amici e di X-Factor, ho dovuto rimandare il mio“), ora il suo Manifesto Abusivo può esprimersi senza riserve. I testi dell’album “sono come i sogni tridimensionali di Replay, servono per aumentare la profondità di campo” e le intenzioni sono sempre le stesse, cioè “tradirmi, tradirmi sempre, ricostruirmi ogni volta per scavare in un buco sempre diverso“.
Gli chiedono cosa vuol dire per lui essere un abusivo, e lui risponde con una battuta. Ne fa moltissime e per tutta l’ora dell’incontro i suoi fan non fanno altro che ridere o annuire.
Perché Samuele Bersani dal vivo è proprio come te lo aspetteresti dopo che hai ascoltato le sue canzoni per anni, e la cosa non fa che piacere. Parla di Bologna, la sua città, e dei cambiamenti che ha vissuto nel tempo, fino a diventare com’è descritta nella canzone a lei dedicata, quella d’amore per eccellenza, come tiene a dire.
Parla di Facebook e dell’incomunicabilità tra i giovani di oggi, anche se lui non la mette proprio così, racconta un aneddoto e via con lo scroscio di risate. Dice che non è più quello di una volta, quello dell’epoca di Chicco e Spillo, quando andava a zonzo per le trasmissioni tv, quando ” senza sopracciglia ben disegnate nessuno mi riconosceva“. Oggi ha i capelli scarmigliati e non gliene importa un fico, dice quello che pensa. E quello che pensa è sempre molto gradevole, sottile e ironico, come ironiche, anzi, malincomiche, le definisce così, malincomiche, sono le sue canzoni.
Gli chiedo cosa ne pensa dei talent-show, sulla scia di una sua dichiarazione (”Quando esco con il mio discografico Rudy Zerbi, chiedono l’autografo a lui e non a me“) e di tutti questi ragazzini che si reputano artisti per poi scomparire dopo il lancio di un prodotto che è stato appositamente confezionato per loro da terzi. Risponde senza remore: “Se avessi ventanni, lo farei anche io. Certo, vedere ai provini quei numeri esorbitanti, in proporzione a tutti quelli che si presentano, mi turba. E in effetti, se hai una bella voce ma non la canzone, non duri molto“.
Qualcuno gli chiede cosa pensa delle versioni cantate da altri artisti delle sue canzoni. “Nessun problema. Se mi chiamano e me lo chiedono, come fece Franky Hi Energie per Chicco e Spillo, ancora meglio” e annuncia che Ornella Vanoni in dicembre uscirà con una cover di Replay. Non parla di Spaccacuore rifatta da Laura Pausini, versione dalla quale si era dissociato, e nessuno glielo chiede.
Piano piano, finisce tutto. La gente si mette in fila, i più fortunati hanno un bell’autografo nero nero, quelli meno veloci delle foto,e tutti, un bel ricordo.
Quando una persona segue un cantante per anni e, per lavoro, a un certo punto, le capita di poterci parlare, ha sempre paura che qualcosa vada storto, che sia diverso da come credeva. Samuele Bersani non delude, nessuno.
E, in effetti, non ha deluso neanche me.









