La pillola per cancellare i brutti ricordi funziona?
Posted on 24. Feb, 2009 by Gio in Lifestyle

Ne avrete sentito parlare. Pare che degli scienziati americani abbiano scoperto il modo per cancellare i brutti ricordi.
Niente di naturale: basta un poco di zucchero e la pillola va giù, e anche in questo caso, la medicina è un passaggio obbligato. Ingollare un cucchiaio dolciastro è il successivo, per evitare il lento affiorare di passate, orribili, sensazioni.
Insomma, la scoperta è epocale, o almeno così parrebbe. In primo luogo perchè ancora, come per ogni ricerca scientifica di questo tipo, ci vorranno degli anni perchè venga confermata in qualche modo.
In pratica questi ricercatori hanno scoperto che, se nel momento in cui un paziente ricorda un fatto doloroso trangugia la pasticca, allora avrà successivamente un ricordo meno sofferto di quel momento.
Non si tratterebbe di una vera e propria cancellazione ma, più che altro, di un alleviarsi permanente di un cattivo pensiero. Di un sollievo che aiuta a cancellare lo stress legato a un trauma, a una violenza, a un litigio, a un lutto, a una separazione.
Sembra un film, ma è realtà. E seppur un film abbia già utopisticamente narrato i fatti legati a una simile scoperta (”Se mi lasci ti cancello” con Kate Winslet e Jim Carrey), ciò che accadrebbe davvero se fosse messa sul mercato la pasticca cancella brutti ricordi, è inimmaginabile.
Già però si grida allo scandalo. Sostanzialmente non si riesce ad accettare che una cosa naturlamente portata all’evoluzione come la scienza (legata alla tecnica e alla medicina) possa andare avanti, promettendo o effettivamente creando cose che non avremmo mai pensato potessero essere inventati/scoperti.
Le implicazioni etiche e morali sono molte, ma non così urgenti come si dice: in realtà l’accusa di manipolazione pare eccessiva rispetto a un fenomento artificiale, legato a un farmaco, che attua dei processi che comunque potrebbero essere messi in moto, e inconsciamente, dal nostro cervello.
Gridare alla tragedia, al disastro umanitario (in senso etico, ovviamente, non si vuole entrare in ambiti troppo difficili), alla manipolazione cerebrale, è fuorviante. Non viviamo sotto dittatura, e fortunatemente, le nostre scelte, sono ancora solo nostre. Dei volontari si sono già sottoposti a questo nuovo trattamento (anche se parlare di trattamento è improprio, non è una vera e propria cura), e si dicono soddisfatti. Come non credergli: i pazienti erano tutti vittime di violenza sessuale, sopravvissuti a disastri aerei e via discorrendo. Scommetto che se anche noi fossimo in condizione di non poter più umanamente convivere con un brutto ricordo, e di questa portata, non saremmo più così titubanti ad accettare una simile impostazione scientifica.
Impostazione che si basa esclusivamente sull’innovazione, e sull’evoluzione: una cosa necessaria, unica, importante e decisamente raggiungibile con i mezzi che oggi possediamo.
Se la pillola in questione arriverà mai nelle nostre dispense di medicinali accanto al Vivincì questo non è dato saperlo: ma se voltiamo lo sguardo indietro, di quante cose vent’anni fa avremmo detto la stessa, indentica, lapidaria cosa?
Mente aperta, dunque: per riempirla di bei pensieri, e avere un buchino dove eventualmente spingere quelli tristi, se, per caso, non avessimo voglia di inghiottire l’ennesima pasticca in questa stagione di malanni.




